UNA MOSTRA NEGAZIONISTA

 

Sabato otto febbraio, in occasione della Giornata del Ricordo, si tiene ad Alba – presso la chiesa di San Giuseppe, sita in piazza San Giovanni Paolo II – una commemorazione ufficiale della così detta “tragedia delle foibe”: accanto alla relazione di Roberto Cerrato, presidente della fondazione San Giuseppe di Alba, è presente all’interno del luogo di culto anche una mostra.

 

Si tratta di una serie di dieci pannelli, realizzati dalla fondazione Memoria della Deportazione – con il patrocinio della presidenza del Conisglio regionale della Lombardia – dal titolo “Le tragedie del confine orientale”: l’operazione ha la pretesa di essere di carattere neutralmente storico, ma leggendo le sue parti più significative, appare evidente la sua faziosità.

 

Se da una parte, infatti, si raccontano l’aggressione fascista del 1941 e l’occupazione tedesca del 1943 come se si trattasse di un blando controllo sulla popolazione – dando comunque in toto la colpa della durissima repressione alle armate hitleriane, sorvolando totalmente sulla collusione con essi dei fascisti – sono le successive pagine ad essere totalmente irricevibili.

 

Da una parte si ricorda il «gruppo di fanatici garibaldini (che) massacrò, cogliendoli di sorpresa, l’intero comando della Brigata Osoppo, composta in prevalenza da partigiani che si riconoscevano nel movimento Giustizia e Libertà», in modo da tentare la solita bieca operazione revisionista di divisione della Resistenza in partigiani “buoni” e “cattivi”, questi ultimi rappresentati dai comunisti delle Brigate Garibaldi.

 

Dall’altra si fa un’operazione di negazionismo storico, nel momento in cui si afferma che «Quando si parla di “foibe” ci si riferisce alla violenza di massa nei confronti di militari e di civili, in prevalenza italiani, in diverse zone della Venezia Giulia. La prima ondata di violenza si ebbe dopo l’8 settembre 1943 in Istria contro cittadini italiani. Nel maggio 1945 con l’occupazione della Venezia Giulia da parte dell’esercito jugoslavo, la violenza riprese con maggior vigore. Ne furono vittime migliaia di persone civili e militari».

 

La falsità di queste affermazioni è rintracciabile nel fatto che non risponde assolutamente al vero che le violenze e gli “infoibamenti” sono iniziati dopo l’armistizio: i primi ad eliminare gli oppositori, facendoli sparire nelle cavità naturali del terreno conosciute come “foibe” furono proprio i fascisti, che erano soliti eliminare così i partigiani e gli oppositori in genere.

 

 

 

Bosio (Al), 11 febbraio 2020

 

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

 

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